Il primo ministro britannico Keir Starmer apre alla partecipazione del Regno Unito al piano di prestiti dell’Unione europea da circa 90 miliardi di euro a sostegno dell’Ucraina, definendolo un passo che potrebbe rafforzare i rapporti con Bruxelles e generare occupazione nel settore della difesa.
Parlando a margine del vertice della Comunità politica europea (EPC) a Yerevan, Starmer ha ribadito che essere “più vicini all’Europa” è nell’interesse nazionale del Regno Unito. Il premier ha discusso la possibile adesione allo schema con i leader europei e con la presidente della Commissione Ursula von der Leyen, sottolineando come il contributo britannico porterebbe benefici sia a Kiev sia all’economia domestica, in particolare attraverso nuovi contratti per l’industria della difesa.
Il piano europeo, approvato il mese scorso dopo il via libera dell’Ungheria, prevede finanziamenti per due anni, con circa due terzi destinati al rafforzamento delle capacità militari ucraine e il resto a sostegno finanziario più ampio. Secondo Starmer, “i benefici superano i costi”, anche in termini di cooperazione strategica con l’Ue.
In una dichiarazione congiunta, Londra e Bruxelles hanno definito l’eventuale partecipazione del Regno Unito “un passo significativo” nelle relazioni industriali nel settore della difesa. I colloqui hanno inoltre toccato la possibile adesione britannica a un fondo europeo per l’innovazione, in particolare nel campo dell’energia verde.
L’apertura si inserisce nel più ampio tentativo del governo laburista di rilanciare i rapporti con l’Ue dopo la Brexit. Starmer punta a un accordo economico più ampio, sulla scia del “reset” avviato nel 2025, pur escludendo un ritorno nel mercato unico o nell’unione doganale.
Restano però nodi sensibili. Il premier ha evitato di commentare indiscrezioni secondo cui Bruxelles potrebbe chiedere a Londra un contributo annuale di circa un miliardo di sterline in cambio di un accesso più ampio al mercato unico. Anche il ministro per le relazioni con l’Ue, Nick Thomas-Symonds, ha dichiarato di non riconoscere la cifra, ribadendo che ogni accordo sarà valutato sulla base dell’interesse nazionale e del rapporto costi-benefici.
Il vertice di Yerevan, che ha riunito 48 capi di Stato e di governo della Comunità politica europea, si è svolto in un contesto di crescente incertezza sulla sicurezza del continente, tra timori di un ridimensionamento dell’impegno statunitense nella NATO e la necessità di rafforzare le capacità difensive europee.
“Alcune alleanze su cui abbiamo fatto affidamento non sono nella condizione che vorremmo”, ha detto Starmer, sottolineando la necessità di una cooperazione più stretta tra i Paesi europei su difesa, commercio ed energia.
A margine del vertice, il premier britannico ha incontrato anche il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, ribadendo l’impegno di Londra a sostenere Kiev “con la pressione necessaria” su Mosca per arrivare a una pace “giusta e duratura”. Downing Street ha inoltre anticipato nuove sanzioni contro aziende russe, nel tentativo di colpire le catene di approvvigionamento militari.

